Quattroventi
Il nuovo romanzo di Raffaello Di Mauro, in uscita nel 2026 per 21lettere. La Sicilia torna protagonista in un racconto di terra, vento e destino.
16,00 €
Don Carmelo Pafumi e un Giudice Delegato che vive a Linguagrossa, ai piedi dell’Etna. Impegni istituzionali lo chiamano spesso a Palermo e a Catania dove ha intrecciato una fitta rete di relazioni con i principi di Palagonia, con il principe di Colle Reale, con il barone Voces e con diversi colleghi magistrati.
Il racconto e ambientato nella Sicilia di fine Settecento, quando la benevolenza del governo borbonico era minata dai timori che l’esempio della rivoluzione francese potesse propagarsi nell’isola come il colera. I personaggi storici quali i principi di Palagonia, il vicere Francesco d’Aquino e sir John Acton, intrecciano le loro vicende con personaggi comuni.
Tra questi emerge il giudice delegato don Carmelo Pafumi le cui vicende personali si mescolano con quelle della grande storia palermitana, tra logge massoniche dove si riuniscono le menti illuminate dell’epoca, intrighi politici e l’influenza britannica sulla corte borbonica.
Don Carmelo guardo la citta distendersi davanti a se come una tovaglia ricamata posata su un tavolo irregolare. Palermo, con le sue cupole e i suoi campanili, i vicoli stretti come ferite e le piazze larghe come promesse, lo accoglieva ogni volta con la stessa indifferenza maestosa di una regina che riceve un suddito atteso ma non desiderato.
Il porto brulicava di voci, di odori, di colori che si mescolavano in un affresco vivente. Pescatori scaricavano il pescato del giorno, mercanti contrattavano con gesti ampi, e qua e la qualche soldato borbonico passeggiava con la noncuranza di chi sa di essere padrone di una terra che non gli appartiene.
La benevolenza del governo borbonico era minata dai timori che l'esempio della rivoluzione francese potesse propagarsi nell'isola come il colera. pag. 23
Nelle logge massoniche si riunivano le menti illuminate dell'epoca, tra il profumo di cera e il fruscio delle toghe. pag. 67
Don Carmelo sapeva che la giustizia, come il vino dell'Etna, ha bisogno di tempo per maturare. pag. 112
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